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Un Diario di appunti sull'arte del Kyudo e non solo.....

martedì 14 aprile 2015

Racconti dal passato.


E' una gran fortuna per me, aver sempre un buon esempio su cui ragionare  nei momenti di difficoltà nel tiro.
Ogni volta che catatonico mi soffermo a ragionare su un problema nel tiro che mi è stato fatto notare, si mette in modo quello che definirei il mio momento dei "Monsoni d'Inverno", un turbine di pensieri e di ossa e pelle che non ti seguono.     
Sistemo quì, metto la sinistra....aggiusto la destra, torsione....nobiaiii e............., ok si ricomincia.
Quel grande trattato della Scuola Heki (Densho) del Maestro Insai, il Mokuroku, il Mugonka e le hika, suonano come un tamburo  che ogni volta ti riporta all'attenzione e alla considerazione di come lavorare durante il tiro.
Un colloquio diretto con un buon passato di arcieri che ancor oggi fà rumore dentro, e la cosa più interessante è che ha portata di mano di ogni appassionato sul genere.
Mi soffermo su questo passaggio che ha da insegnarmi:

"Ottava poesia
Se il gomito destro dell'arciere
cade verso il basso
l'apertura non è abbastanza,
e così pure nobiai."

Spiegazione del maestro Mori, seguendo il commento di Insai:
Questa poesia è collegata anche alla decima. Dice in sostanza che se qualcuno esegue un hōzuke
basso, non apre completamente l’arco e il braccio destro perde forza, non è possibile ottenere un
buon tiro.



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