kyudo

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Un Diario di appunti sull'arte del Kyudo e non solo.....

lunedì 27 gennaio 2014

Il volo del Gheppio.

Ma si và, il tempo oramai per tirare due freccie insieme agli amici del dojo si riduce sempre di più al lumicino, ma la voglia di praticare all'aria aperta e in mezzo al verde è sempre tanta.
Fà freddo è vero ma come farsi sfuggire un paio d'ore per caricare l'arco, scaldare la corda e provare e riprovare quello che si deve studiare, per quell'esiguo numero di freccie che volano libere come walkirie.
Nella ventunesima poesia delle Hika del Mokuroku della scuola Heki è scritto:
"Non ha alcun valore tirare cento freccie senza coltivare il proprio compito, piuttosto quattro o cinque, ma dedicate ad esso."
Ecco, in queste occasioni mi tornano sempre in mente le parole lette e mai comprese fino in  fondo, il cui significato, di volta in volta si ripresenta puntualmente durante la pratica.
Quel testo antico della scuola Heki (Mokuroku), è davvero una risorsa unica nel suo genere, un compagno di viaggio con cui confrontarsi durante il tiro, poichè  al momento giusto spunta fuori un concetto che devi per forza comprendere dentro di te, basandoti sull'esperienza di chi ci è passato prima di Noi.
In realtà in questa giornata non sono rimasto proprio solo, anche perchè da un lato del dojo c'è a farmi compagnia un piccolo Gheppio (Falco) che messosi nella classica posizione del "Volo dello Spirito Santo" se ne stà immobile sopra la mia testa e sembra che stia aspettando che inizi il tiro, io per il mio bersaglio, e lui per il suo, ma entrambi in un unica direzione.
Peccato non avere l'arcaica Digitale Heki nella bisaccia per immortalare al meglio il Gheppio, e ahimè mi affido al cellulare di servizio e ad un simpatico schizzo su carta.
Un buon compagno il Gheppio.
                                               





venerdì 17 gennaio 2014

Utsubo ya-Ire, la Murena portafreccie.



Durante una delle visite al museo Stibbert di Firenze, mi colpì molto la forma di una faretra antica che più di ogni altra cosa mi ricordava un contenitore laccato per portare qualcosa nel suo interno.
Utsubo - (Murena), era una faretra da viaggio in legno o in vimini laccato e dorato, che serviva per portare freccie (Circa una dozzina) in modo tale che si preservassero durante gli spostamenti con condizioni metereologiche avverse.
Spesso, queste faretre per aumentare la resistenza agli agenti atmosferici, venivano ricoperte da pelli di Cinghiale o anche d'Orso, ed ognuna sul coperchio presentava un Kamon o stemma familiare di appartenenza.
Nella rete, alcune rappresentazioni d'epoca riportano questo tipo di faretra indossata orizzontalmente sul fianco destro, anche se esistono altre illustrazioni di Fanti arcieri Ashigaru che ne mostrano l'utilizzo in verticale. (???)
La parte aperta della faretra veniva denominata "Kamado" poichè la sua forma ricordava un tipo di fornace in uso in Giappone.
Sempre parlando della parte aperta o finale della faretra ricorda molto quel tipo di pera Giapponese chiamata "Nashi".
 L'amico arciere Tommaso di Firenze mi ha inviato le misure di una delle utsubo presenti nella collezione del museo Stibbert, che in uno schizzo a penna riporto di seguito.
Spesso ho notato come la rappresentazione in frontespizio che questo tipo di faretra, veniva legata ad un sostegno (Yumi Dai), durante il trasporto, con un tipico cassetto su cui poggiava la faretra e due sostegni circolari su cui alla base veniva sistemato l'Arco (Yumi).
Mi piacerebbe trovare sulla rete, o magari su un libro, il sistema su come venivano costruite queste faretre, ma per il momento non c'è nient'altro che aguzzare la fantasia con le illustrazioni.
La sfida è aperta, prima o poi provo a costruirne una.








P.S. Molte illustrazioni sono prese dalla rete internauta, non ricordandomi l'indirizzo web mi scuso con i proprietari.