kyudo

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Un Diario di appunti sull'arte del Kyudo e non solo.....

martedì 29 ottobre 2013

Respirando con arco e freccia

Un buon esercizio è sempre legato ad una buona respirazione.
Così mi è stato sempre spiegato nelle mie esperienze Nipponiche.
Direi di fatto, che con l'esperienza di provare e riprovare ci si accorge che a tutti gli effetti funziona ed anche a livello psicofisico fà bene!!
Con l'arco si vive un'esperienza unica, che unisce ogni movimento (Kata) ad un'atto respiratorio, fornendo all'arciere una sequenza di movimenti semplici e aggraziati fino allo sgancio sicuro e deciso.
La respirazione adeguata, fornisce una sicurezza all'arciere nel procedere da una posizione all'altra fornendo quel momento di vuoto mentale che si spera di trovare in ogni tiro.
Si inspira ed espira, partendo dall'addome, che poi, dopotutto è anche una sensazione piacevole che spesso ricorda le onde del mare.
Respiro e concentrazione, una ricerca continua che ogni arciere fà sua dal momento che ne comprende la funzionalità.
Nelle "Hika", le poesie segrete della scuola Heki, vi è un paragrafo in cui si parla dello stato di calma con cui bisogna praticare ogni giorno, "hei jo shin":

"Dell'Arciere
che tira con un ritmo fluido che dire?
(Si può dire) che sia un uomo dal cuore calmo."

Questo stato di calma interiore e che poi traspare anche esteriormente da chi vede al di fuori, penso sia dovuto in grande parte ad una buona respirazione che rende fluido ogni movimento singolo dei muscoli del corpo, lasciando la mente libera da ogni costrizione forzata.
Da quel cantuccio a me tanto caro del dojo, osservo gli altri amici arcieri che respirano ognuno con il suo ritmo, e devo dire che l'osservare aiuta molto a capire dove potrei migliorare la mia respirazione.
Attraverso l'osservazione, stò imparando molto e ogni tanto mi diverto a disegnare ciò che vorrei studiare e capire per bene.
Ovviamente come mia consuetudine, allego foto dell'immancabile digitale heki da studio.



sabato 26 ottobre 2013

Ebira Shiko


Trovo sempre interessante conoscere da vicino i materiali che compongono l'antica arcieria Giapponese.
Visitando il fantastico museo Stibbert, mi rimase impressa nella memoria un tipo di faretra denominata "Shiko".
Ho cercato molte volte nella rete per trovare qualcosa che mi spiegasse il modo in cui veniva utilizzata e in quale occasione se ne apprezzasse l'utilizzo, ma poco o niente.
Forse veniva utilizzata per la caccia? o forse per alcune cerimonie particolari, fatto stà che provandola sulla persona, risulta una faretra molto pratica, che posta sull'anca destra, permette una presa rapida delle freccie nel caso venga utilizzata nel tiro rapido da guerra.
L'amico arciere Omero ne ha costruito degli esemplari di una fattezza veramente encomiabile, ed oggi su mia richiesta me ne ha fatto fotografare un bel esemplare.
Direi davvero un bel lavoro, e una buona mano d'artista caro Omero.
Voglio altresì pubblicare le foto riprese con l'immancabile digitale Heki da scoperta.




In aggiunta alle foto della faretra dell'Amico Omero Minnelli, inserisco anche altre immagini di un'altra faretra dello stesso tipo, questa volta originale ed appartenuta ad un Daimyo Giapponese dei tempi passati, che l'amico Gavino Fenu (Dojo Heki Danjo Masatsugu - Ostia Antica), in un recente incontro ci ha mostrato.


domenica 13 ottobre 2013

Yugake il guanto per il kyudo.

Viene spontaneo per chi si avvicina ad un arco per la prima volta, aprirlo pizzicando con pollice e indice la corda e la cocca della freccia.
Così era anche per me finchè non sono stato rapito dall'arcieria Giapponese, e raccogliendo ritagli di libri e articoli vari riporto un pò di storia.
Da quanto si apprende venne importato dalla Cina in Giappone lo stile della trazione con il pollice che in Cina (e in Mongolia) veniva utilizzato con un inserto (anello) fatto di corno per la trazione della corda, ma non è certo che anche in Giappone venisse utilizzato in questo modo.
Si legge dalle cronache e da molti dipinti che i samurai utilizzassero un guanto con la parte interna del pollice rinforzata, questo per far si che l'arciere potesse essere in grado di impugnare anche la spada (Tachi) e di poter cavalcare reggendo con facilità le briglie del cavallo.
Questo tipo di guanto è similirmente utilizzato attualmente nella scuola Heki quando si pratica il tiro da guerra  (Kazu ya mae) ma con solo il pollice indice e medio, e dagli arcieri che praticano lo Yabusame (tiro a cavallo) con il guanto al completo delle cinque dita, molto più simile a quello antico.
La storia del Giappone ci ha lasciato una moltitudine di differenti tipi di guanti, che forse esulavano dai metodi insegnati, ma piuttosto dal metodo del tiro di ogni arciere, e dal momento che nel tiro a distanza venivano usati degli archi molto pesanti si aveva la necessità di tre o quattro dita per tirare la corda con il pollice.
Nella scuola Heki attualmente, viene utilizzato un guanto fornito di forma per il pollice, indice e medio.
La scanalatura lavorata nel guanto, nel quale la corda è trattenuta (Tsuru Michi) è il più importante fattore per il buon rilascio del tiro.
La scuola Heki preferisce utilizzare una scanalatura posta ad angolo retto rispetto all'asse longitudinale del pollice.
Questa forma è chiamata "Ichimonji" o forma del numero uno, come dicevo utilizzata dalla nostra scuola.
E' bene conoscere i nomi i giapponese delle singole parti del guanto:
La punta del pollice è chiamata "Boshi"
Il fianco del guanto "Koshi"
Il supporto del polso "Hikae"
La pelle più grande "Daikawa"
La pelle nel punto di sgancio " Hinerikawa"
Il dito "Yubi"
La pelle sotto il guanto "Haragawa"
La parte dove scorre la corda "Tsurumakura"
Il laccio piccolo "Koshimo"
Laccio grande "0'shimo"
 Il guanto o per meglio pronunciarlo "kake" raggiunge dei costi considerevoli, forse maggiori del prezzo di un arco, ma a ben dire durante la pratica ci si rende conto di questa realtà.
Necessita sicuramente di una buona manutenzione a partire dal sudore e dalla condensa che si viene a creare dopo una sessione di allenamento, e a tal proposito si utilizza un sottoguanto "shitagake" che preserva la durata della pelle del guanto dagli agenti chimici e salini della pelle.
Quando è nuovo, un guanto, và addomesticato in ogni senso ed anche delicatamente in modo che non si deformi la pelle in special modo nella parte interna "hikae" in modo da permettere di adeguarsi perfettamente alla forma della mano.
C'è da aspettarsi, anzi è confermato sul campo osservando chi ne ha acquistato uno nuovo, che di punto in bianco cambia improvvisamente il tiro, e come consueto nel kyudo bisogna attraversare un nuovo momento di studio per riallinearsi per bene alla tecnica della scuola.
Ecco, l'ho scritto, quello che avrei voluto trovare personalmente sul web, non mi accontento mai di studiare solo la tecnica.
Allego foto e disegni alquanto artigianali immortalati dalla oramai nota digitale Heki da studio e ricerca.











sabato 12 ottobre 2013

Si tende un nuovo arco.

Nella continua ricerca di un buon binomio Arco Arciere, si passa sempre a nuove fasi di conoscenza e apprendimento di questa bellissima tradizione arcieristica chiamata "Kyudo".
La mia sensazione è che non si è mai soddisfatti di scoprire nuove opportunità  per apprendere al meglio la tecnica per aprire e tirare con l'arco Giapponese.
Ho la fortuna di avere nel nostro dojo un buon arciere di lunga esperienza arcieristica e costruzioni di materiali, che prova sul campo, mette in pratica le sue conoscenze "che funzionano bene" a favore dell'intero gruppo del dojo.
La sua curiosità e manualità mi ha permesso di chiedergli di costruirmi un arco di una potenza superiore a quello di cui abitualmente mi affido per la pratica, con le caratteristiche e il colore di cui avevo bisogno.
A prova sul campo, come dico sempre io, quest'arco costruito in fibra e legno, si adatta perfettamente al mio livello di tiro che ho raggiunto finora, e mi dà una sicurezza durante il tiro indescrivibile, considerando che passo da una potenza esprimibile di 14 kg a 16 kg, e per di più senza alcuna vibrazione fastidiosa dopo il rilascio provata con altri archi in passato.
Se dovessi esprimermi con un nomignolo lo chiamerei "La vedova nera", una senzazione di potenza ed equilibrio che non lascia nulla al caso, pur essendo consapevole che sono mie senzazioni alla mano.
Il kyudo della scuola Heki invita i suoi praticanti nello studio della tecnica, ma anche un continuo e incessante studio dei materiali con cui avanzare per comprendere fino in fondo il binomio arco - arciere e il tiro potente e forte più preciso possibile.
Maurizio Francescangeli è l'arciere a cui ho affidato la costruzione di quest'arco, cha già per il dojo "AKA TOMBO" ne ha costruiti altri esemplari, sempre in fibra di varia potenza a richiesta dei membri del club.
Caro Maurizio questo post e le foto che seguono è per ringraziarti del buon lavoro che hai realizzato.









venerdì 11 ottobre 2013