kyudo

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Un Diario di appunti sull'arte del Kyudo e non solo.....

martedì 24 gennaio 2012

Frecce

Una delle cose che mi diverte veramente tanto è costruire frecce.
Costruire i materiali per la pratica con le proprie mani è qualcosa di straordinario.
Conoscere le caratteristiche di ogni freccia, peso, lunghezza, stabilità durante il volo, aumentano il bagaglio della conoscenza di un buon arciere.
Peccato che per imparare sempre di più non ci siano gran che di testi che ne illustrino i particolari, bisogna sempre affidarsi a chi ne sà più di noi, sperando sempre di trovare persone esperte che abbiano il piacere di illustrarci come il lavoro viene effettuato.
Comunque è un piacere, come dicevo, costruirne dei set, e vederle volare durante la pratica mi soddisfa veramente tanto.
A differenza di prima, ora riesco a costruire tanti materiali per la pratica, e questo mi fà sempre di più confidare nei principi della scuola Heki di Kyudo.
Allego foto delle nuove frecce per Matò realizzate in questa settimana, con legature sfumate color smeraldo e ahimè penne di tacchino Chicchirikì.



domenica 22 gennaio 2012

La nebbia si dissolve.

Una delle cose che amo di più quando vengo ad esercitarmi in questo angolo di Kyudo, è la cornice che offre la natura circostante in qualsiasi ora della giornata.
Tutto è al suo posto, composto, e noi assecondiamo questa interessante situazione con la stessa tranquillità, e....forse l'unica cosa che ci sfugge, è la battaglia con le nostre menti, con noi stessi.
Oggi si è affrontata una nuova sessione del torneo Heki, che sempre più, a mio parere mette a confronto l'arciere contro le proprie paure, quello che potrei definire EGO.
Sento parlare di fortuna, di escamotage, di stratagemmi....., ma quello che più conta oltre ovviamente lo studio della tecnica, è vincere le proprie paure, le proprie indecisioni, che portano veramente fuori dal bersaglio l'arciere.
Si può sbagliare anche il bersaglio, ma non il bersaglio dentro se stessi.
Un pugno chiuso resterà sempre un pugno chiuso,  ma una mano aperta è davvero una mano libera, aperta, pronta per qualsiasi presa.
Quello che vedo con gli occhi ed ascolto con l'arco, è il borbottare dei pensieri di chi è vicino, proprio perchè non si riesce davvero a fare pace con se stessi.
Si vede un buon tiro, ma non l'arciere.
Una buona tecnica, ma non l'arciere.
Si sente solo lo schiocco della corda dell'arco e la freccia che penetra, ecco questa era una bella freccia, e l'arciere ora è in silenzio.
E' stata comunque una bella giornata è una buona vittoria per i "Compagni di Merenda", anche il gatto che beatamente se l'è sonnecchiata fino ad allora su un bel letto di foglie di Bambù, è felice che ce ne torniamo a casa.
Allego le solite e immancabili foto dell'arcaica Digitale Heki terrestre.


mercoledì 11 gennaio 2012

Takagari




Takagari e il termine per definire la Falconeria giapponese, uno sport che anticamente era prerogativa della classe nobile,  un simbolo della loro nobiltà, il loro status, finanche il loro spirito guerriero.In Giappone, gli annali indicano che la falconeria  iniziò nel IV° secolo.
In base ad un passaggio nel Nihon Shoki , la falconeria fu introdotta dal nobile Paekche Sakenokimi nel 359 durante il regno dell'imperatore Nintoku.   Nel 13 ° secolo, la falconeria diventò popolare tra la classe dei samurai , così come tra i nobili di corte (kuge). A quel tempo, la pratica della falconeria era un mezzo per risolvere le lotte sulla proprietà della terra tra i signori, mentre nei Templi buddisti, che erano anche proprietari terrieri, la falconeria in base alla loro ideologia contro l'uccisione, veniva considerata come un sacrilegio alle leggi buddiste.  
Diverse scuole di falconeria o stili (Ryu) si formarono durante quel periodo.I metodi impiegati nella falconeria Giapponese furono inizialmente influenzati da quelli cino-coreani. 
Sulla base di testi cinesi, lo Shinshu Yōkyō è stato ratificato in 818 copie come un libro di testo sulla falconeria.
L'istituzione dello shogunato Ashikaga a Kyoto permise che la falconeria influenzasse lo sviluppo della falconeria tra i (Kuge) Samurai, ed alcuni samurai iniziarono anche a scrivere dei testi di falconeria nel 16 ° secolo.
Con l'apertura del periodo Tokugawa, e la fine delle guerre del periodo Sengoku, e la falconeria diventò uno dei punti principali della classe dei samurai, insieme a tiro con l'arco, scherma, e corse di cavalli (kyudo, Kenjutsu, yabusame).
Lo Shogun Tokugawa Ieyasu fu un grande estimatore della falconeria, che utilizzò come simbolo della sua autorità, e dei suoi piani per il paese, trasformando la violenza della sua conquista in un sistema di leggi in tempo di pace. Vietò la falconeria tradizionale dei kuge, che erano stati gli unici padroni di quest'arte quando questa fu stabilita in Giappone. Ratificò delle restrizioni sulla classificazione  delle creature che un samurai o daimyo (signore feudale) poteva cacciare, da oche e anatre fino ai cigni di maggior valore. Fece realizzare anche alcuni spazi (takaba)  o campi di falconeria, poichè all'infuori di questi spazi era vietato praticare.  
Astori e altri rapaci, divennero sempre di più simboli di status, e nel primo periodo Edo, numerosi dipinti furono commissionati da samurai, e le prime immagini di falchi e aquile in Giappone compaiono nel 13 ° secolo, sotto l'influenza di dipinti cinesi importati. Crescendo la popolarità della falconeria, all'inizio del periodo Edo, le immagini della caccia, di scuderie, di uccelli selvatici di preda, e anche ritratti con i rapaci venivano sempre commissionati.   
Mentre i nobili potevano praticare la falconeria, per la gente comune la falconeria era vietata, ma ciò non impedì  il loro interesse per essa dando luogo a qualche ukiyo-e e l'arte di Hokusai, Hiroshige e Kawanabe Kyosai, rappresentano la voce di quanti stimavano quest'arte venatoria.La Falconeria fiorì per tutto il periodo Edo, con  una breve interruzione imposta da Tsunayoshi Tokugawa. Con la rivoluzione Meiji, il monopolio dei samurai sulla falconeria andò a sparire.  
La Falconeria fu lasciata al pubblico, ma nel processo di modernizzazione, la sua prosperità andò sbiadendo. Mentre il Ministero della Casa Imperiale raccolse ex-falconieri per  mantenere la loro tradizione, alcuni metodi andarono persi, e altri furono tramandati per gli appassionati.
Dopo la seconda guerra mondiale, l'Imperial Household Agency sospese la pratica della falconeria, e la tradizione  takagari è oggi conservata da club di appassionati.








Per correttezza: La descrizione della Takagari è tradotta da Wikipedia, mentre le foto dei falconi , sono dei dipinti su Kakejiku, ed infine specifico che non sono attualmente un falconiere ma prima o poi spero di esserlo.

lunedì 9 gennaio 2012

Un solo tiro.

Spesso, nel nostro ambito marziale si discute sulla teoria del concetto "un colpo una vita".
Mi è tornata in mente la storia di un famoso e celebre arciere Samurai del clan Minamoto Nasu no Yoichi (c.1169 - c.1232)  nella guerra di Genpei.
Secondo l'Heike Monogatari (Guerra Gempei - 1180-1185), il nemico del clan Minamoto, il Clan Taira mise una ventaglio in cima all'albero di una delle loro navi, sostenendo che in tal modo la nave fosse protetta dalle frecce nemiche dei guerrieri Minamoto. In sella al suo cavallo, tra le onde, Nasu mirò e centrò con un colpo solo il ventaglio sacro, nonostante fosse ad una notevole distanza, dimostrazione questa  della grande levatura tecnica degli arcieri Minamoto.
Ricordo di aver letto con avidità tempo fà questo racconto, avvicinandomi alla lettura dell'Heike Monogatari, e mi colpì in particolare questo episodio.
Nasu no Yochi si deve essere trovato nella situazione "Un colpo una vita", non nel senso di uccidere, ma di dimostrare all'avversario l'estrema sicurezza degli arcieri Minamoto in qualunque situazione.
Un'interessante riflessione su quegli istanti in cui ci si prepara al tiro, e con quale certezza và affrontato ogni volta che si tende l'arco.
Semplice teoria dettata dalla passione delle storie antiche?
Non resta che provare.
Sperimentare è il mio scopo.



domenica 1 gennaio 2012

Aka Tombo- prime freccie di auguri 2012





Potrebbe dirsi che una buona giornata porterà con sè altre buone giornate.
Giornata fredda, ma come da tradizione all'AKA TOMBO è consuetudine il primo dell'anno tirare due freccie di buon augurio.
Quest'anno anche il gatto di turno in una inconsueta posa artistica sembra salutare un buon 2012,davvero un bel gatto Maneki Neko.
Poche parole, e poche persone ma è stato un bel momento.
Buon Anno.
Allego le solite foto del momento a scappar via dato il freddo Bau.