kyudo

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Un Diario di appunti sull'arte del Kyudo e non solo.....

martedì 26 aprile 2011

Heki Danjo Masatsugu e la Scuola Heki


L'arte del tiro con l'arco venne rivoluzionata nel XV secolo dall’eroe mitico della tormentata storia giapponese, Heki Danjo Masatsugo, grazie alla sua straordinaria abilità e conoscenza. I suoi insegnamenti vennero seguiti e codificati dai guerrieri che li trasmisero per generazioni. In questo modo la scuola Heki si diffuse in tutto il Giappone differenziandosi in vari stili. Uno di questi aveva la sua sede a Kyoto, dove viveva il Maestro Yoshida Issuiken Insai, che, agli inizi del XVII secolo (dopo la battaglia di Sekigahara, ottobre 1600), fu chiamato dallo Shogun Tokugawa perché gli insegnasse la via dell'arco (il kyudo). Da allora questa scuola, che gli altri tiratori chiamano Heki Ryu Insai Ha (scuola Heki stile Insai), ha potuto fregiarsi del titolo di Heki To-ryu, dove To-ryu sta ad indicare proprio la casata dello shogun.
La tecnica e il sapere di questa scuola, che si sono sviluppate a partire dalle necessità del tiro in battaglia per i guerrieri a piedi (hosha-shajutsu), sono state tramandate intatte fino ai nostri giorni da una catena ininterrotta di maestri. In anni recenti il Maestro Inagaki Genshiro Yoshimichi, come titolare della cattedra di kyudo all'università di Waseda, ha inaugurato una serie di studi tecnici sperimentali per approfondire, spiegare e confermare, anche dal punto di vista scientifico, la profonda qualità dell'insegnamento degli antichi testi della scuola. Alcuni di questi riguardano appunto la tecnica e i suoi dettagli più sottili, altri invece riportano la filosofia e l’etica dell’arte marziale.
La tecnica
Si può iniziare per diporto o curiosità, poi la tecnica, la disciplina, l’estetica dell’arte del tiro con l’arco portano alla passione. La caratteristica peculiare del tiro Heki è il lavoro della mano sinistra (TSUNOMI NO HATARAKI) che spinge e torce l’arco: una tecnica tramandata nei secoli. Dopo alcuni movimenti preparatori molto precisi la freccia tocca lo zigomo (TSUMEAI) e si arriva a NOBIAI, gli ultimi secondi prima dello sgancio, in cui si concentra tutta l’essenza del tiro. Allo sgancio (HANARE), la freccia scocca, inizialmente, per volontà dell’arciere grazie al lavoro armonico di mano destra e mano sinistra e ad una corretta tensione del corpo. Dopo anni di allenamento assiduo l’arciere è in grado di sganciare con efficacia, naturalezza e colpisce il bersaglio (mato). Ciò è possibile se la tecnica è vera e corretta e se lo spirito (kokoro) è sincero. Il kyudo non pone di fronte due contendenti, bensì un arciere davanti ad un bersaglio, che attesta la corretta esecuzione. In un certo senso si può dire che il kyudoka con la pratica si pone di fronte a se stesso, ai propri limiti, alle proprie potenzialità. Si tira a piedi nudi su di un pavimento in legno, in un dojo (luogo dove si pratica la Via), in ogni stagione. I bersagli sono situati in un terrapieno coperto, detto azuchi. All’inizio della giornata e, soprattutto per i principianti, si tira al makiwara (paglione a distanza di due metri). Questo consente di studiare bene la forma senza la distrazione e l’ansia che può creare il bersaglio. Si usa una freccia in bamboo senza penne. Una lezione ordinaria prevede 100 frecce al mato, ovvero un bersaglio del diametro di 36cm, di carta di colore bianco, con alcuni centri concentrici di colore nero, posto a distanza di 28 metri. Durante un allenamento completo, ma soprattutto in caso di particolari ricorrenze o in presenza di ospiti, vengono effettuate due frecce cerimoniali (TAI HAI) al bersaglio: una in piedi e una in ginocchio. Saltuariamente viene effettuato il tiro a 60 metri (ENTEKI), ad un paglione del diametro di circa un metro. La tecnica è la medesima, ma vengono utilizzate frecce più leggere, con penne più basse; la mira viene leggermente alzata.
La filosofia
Il Kyudo è considerato un'Arte Marziale e viene praticato anche da persone che mirino al raggiungimento di un particolare stato d'animo, al dominio del corpo, a una disciplina del comportamento che poi pervadano il quotidiano per rifletterne la benefica influenza su tutta la vita. Il progresso nel tiro e nella sua tecnica è frutto del miglioramento ottenuto con l'esercizio in quanto tale, insieme con l'irrobustimento dello spirito ottenuto con la pratica. Il fine del kyudo consiste nel raggiungere la conoscenza dello “spirito dell’arco” (yumi no kokoro), uno stato che spesso viene indicato usando il termine tipicamente zen di satori. Un tiratore potrà raggiungere lo stato di “massimo livello di comprensione dell'essenza delle cose” di mente libera, serena e vuota da futili pensieri, quando sarà in grado di eseguire il giusto NOBIAI.
NOBIAI è una voce di difficile spiegazione per coloro che non hanno una sufficiente pratica: oltre all'estrema tensione dell'arco significa anche massima estensione orizzontale e verticale del corpo, estrema espansione della persona, decisa intensificazione delle tecniche da applicare nel momento, in uno con intensità dello spirito ed assenza d'intenzione crescenti.
Scopo di chi si esercita nel vero Kyudo è raggiungere gradualmente uno stato d'animo limpido, esercitando tenacemente proprio quella giusta tecnica che coltiva il tirare per colpire forte, con piena energia. La comprensione è intesa principalmente come mentale, l’apprendimento come fisicocorporale, insieme costituiscono il “capire per averlo fatto”, per esperienza. Le qualità proprie del Bushido (quale morale eroica del guerriero giapponese) come la determinazione, l’assiduità nello sforzo, l’intelligenza (l’intuizione), la rettitudine, la serenità, l’equilibrio, la sincerità e la generosità nell’azione possono essere coltivate solo con il perfezionamento della tecnica, seguendo con fedeltà le regole della tradizione. Il detto “kan chu kyu”, colpire con potenza il centro sempre, riassume nel modo più sintetico possibile lo spirito della scuola.
Il Maestro Inagaki sosteneva a tale proposito che “visione serena dei doveri” nel suo insegnamento significa accogliere l'esercizio dei propri doveri come occasione di miglioramento, naturalmente non solo nella giusta pratica del Kyudo, ma anche nel quotidiano. “Affinare spirito e volontà” è dovuto in ogni occasione per contribuire allo spessore e alla maturità della persona. La pratica di tiro è soltanto una parte dell'allenamento complessivo dell'individuo: disciplina, sacrificio e generosità non si esercitano solo tirando quando la mano duole, quando gela o andando a recuperare le frecce proprie e altrui. In breve, le regole del kyudo e la disciplina del Dojo hanno ragione d'essere per esemplificare ed influenzare il quotidiano. La tecnica di tiro comprende forme e azioni proprie; essa può assumere taluni lineamenti delle tecniche Zen, ma il Kyudo non è solo questo perché soltanto l'unione dei tre elementi, forma, azione e spirito fusi insieme, può considerarsi vera e completa Arte nella sua forma migliore. Innanzi al bersaglio il kyudoka fa i suoi passi e si dispone in posizione di tiro senza che la mente se ne occupi, i suoi gesti incoccano la freccia poi eseguono TORIKAKE: si sviluppa la massima energia possibile del corpo e della mente, l'arco viene teso fino allo stremo, infine la freccia è scoccata. Ecco che hanno agito assieme, con la massima intensità, l'energia di tutto il corpo e lo spirito, dal profondo del cuore.

Questo interessante articolo è tra i migliori che ho trovato, ed è preso dal sito:
http://www.tuttowebitalia.com/index.html

domenica 24 aprile 2011

Heki Taikai al Nakazumi Dojo.

Dopotutto ogni tanto ci concediamo una simpatica gara tra di noi.
Il Nostro simpatico Taikai si svolge con squadre da tre arcieri, che vengono scelti da una cernita effettuata da un gruppo di frecce personali di ognuno di noi estratte a sorte, a cui ci si prepara a colpire tre matò (Bersagli) disposti sull'Azuchi (terrapieno dove si tirano le freccie).
Si inizia la gara a squadre, e dopo un iniziale Toh! dato dal capitano della squadra, viene seguito da un Hoooo!! degli altri arcieri.  Ognuno ha a disposizione 4 freccie.
Si tira al bersaglio, e ad ogni colpo preciso che colpisce il Matò, c'è un omino giù in fondo dalla parte dell'Azuchi che grida: (ATARIIIIIII!!! - Colpito).
Al contrario, quando la freccia và fuori il bersaglio, l'omino giù in fondo, grida ZANNEEEEEN!! - Bersaglio mancato, che peccato).
La mia squadra non ha avuto la meglio di fronte ai nostri amici che sicuramente erano molto più preparati, ma le uniche due freccie che sono riuscite a centrare il Matò della nostra serie, erano davvero due belle freccie, una bella forma e una buona penetrazione, e forse questo mi ha soddisfatto molto di più della gara.
E' stata una mattinata divertente.
Allego insoliti schizzi allegorici e casarecci dell'evento.







giovedì 21 aprile 2011

mercoledì 20 aprile 2011

Mirare sempre al centro.

Poche righe possono rimanere scolpite dentro di noi come un lampo a ciel sereno.

Nella Moltidudine 
concentratevi
su una sola direzione.
Scoccata, la freccia 
colpirà sicuramente.





venerdì 15 aprile 2011

Giardino in armonia.

Lontano dai pensieri mondani, mi piace dedicarmi con passione al mio maestro preferito.....il mio giardino.
E' silenzioso e composto ed ora che è in fiore non posso che sedermi ed ascoltarlo.
Mi viene in mente ciò che il maestro del tè Se no Rikyu amava citare in una antica poesia tratta dal libro di Kazuko Okakura "Lo zen e la cerimonia del tè": 

A chi desidera solo fiori, vorrei mostrare la primavera in tutto il suo splendore celata nei germogli che a fatica avanzano sulle colline innevate.
Dedicato a chi mi ha fatto vedere con i miei occhi ciò che era nascosto,
Un piccolo minuto Maestro Zen.....Mia madre Elza.

martedì 12 aprile 2011

Gomu Yumi.

In questi giorni stò riparando un Gomu Yumi o arco di gomma, che con il tempo e con la pratica, aveva usurato la gomma o volendo essere più pratici l'elastico.
Il Gomu Yumi è bene ricordarlo, si utilizza per fare pratica sulla conoscenza dell'arco e della sua apertura.
Personalmente lo trovo davvero interessante per lo studio dello tsunomi o studio sulla torsione prima dello sgancio, e in vacanza o fuori dalla pratica mi permette sempre di studiare, chiaramente in mancanza dell'arco.
Questo Gomu yumi del Club, è interessante, poichè ricavato dalla sezione  di un vero Yumi, ed offre la possibilità di studiarlo nelle sue componenti.
Si notano perfettamente le parti in bambù e i componenti in legno.
Fino ad ora, avevo solo visto in foto, o in video la composizione e la costruzione di un arco giapponese, ma ora con questa sezione, ho potuto saggiarne la bellezza strutturale e la solidità che comporta l'unione di questi materiali Bambù - Legno.
Confermo che è un'opera d'arte lo Yumi, uno stradivari dell'arcieria Giapponese.
...solite foto casarecce ma eloquenti.





venerdì 8 aprile 2011

Nakazumi kan Kyudojo - Prova luci.






Niente di meglio di uno splendido pomeriggio e di una buona serata al dojo per provare il tiro con le luci dei faretti che abbiamo installato nel matoba sopra l'Azuchi - (Terrapieno dove si tirano le frecce).
Per me, è la seconda volta che si pratica di sera, ovviamente non senza una certa emozione.
Il sorriso a 99 denti formato coccodrillo degli altri amici astanti, mi ha fatto capire che questa sarebbe stata una buona serata, e così è stato.          Si è tirato tanto si si, ma....uhm, si è pure cenato tanto al richiamo de no'antri: GENTE SE MAGNAAA!!!!
Solo l'effetto calmante del caffè (^_^) ci ha riportato al Kan Chu Kyu serale.
Una buona dose di frecce tirate, ma solo tre sono quelle che personalmente mi sono riuscite con il giusto kokoro, insomma per farla breve  quelle che ho sentito dentro di me, anche se il canto di una civetta nascosta negli alberi mi ha poi riportato alla realtà, cioè tira e basta e poche chiacchiere.
Cari amici una buona serata e che buon kyudo........., ora aspettiamo la luna piena.







lunedì 4 aprile 2011

La Rocca dei Colonna.

Con una bella giornata come quella di domenica, non potevo evitare di fare una bella scampagnata in collina e con l'occasione visistare qualche antica Rocca nei dintorni di Roma.
A soli 40 Km da Roma, nella cittadina di Castel San Pietro Romano, sulle pendici del monte Ginestro e sopra Palestrina, Vi è una storica Rocca del X° Secolo, che da un pò di anni è stata restaurata ed ora domina la sottostante vallata.
Interessante è l'ingresso con un lungo ponte che porta alla porta principale, per poi portarsi lungo tutte le mura perimetrali, ammirandone l'imponenza e la disposizione architettonica.
All'interno, non è stato ancora del tutto restaurato l'ambiente dove si viveva, ma si può ancora ammirare la prigione posta al centro del fortilizio, inoltre una torre, e numerose bocche o feritoie per il fuoco dei cannoni e degli archibugi.
Una interessante Rocca ed un interessante cittadina tutta da visitare.
Per chi fosse interessato alla sua storia ed alla cittadina di Castel San Pietro Romano, questo è il link da visitare: http://www.castelsanpietroromano.net/
 Allego solite foto casarecce della Rocca.