kyudo

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Un Diario di appunti sull'arte del Kyudo e non solo.....

domenica 24 ottobre 2010

Miyamoto Musashi: Uccello su un ramo secco.

Semplice e austera verità.



Torno al Makiwara

Sabato, durante la pratica ho constatato che ho bisogno di lavorare meglio sulla apertura dell'arco (Tsumeai), fino ad arrivare con la freccia a toccare la guancia (Hozuke).    Avendo avuto personalmente esperienze con lo stile Shomen in precedenza, ho l'abitudine ad aprire molto, mentre con lo stile Shamen della scuola Heki si tende a scendere dopo sanbun no ni a tsumeai direttamente sullo zigomo (Hozuke per l'appunto).
Oggi pomeriggio finalmente il tempo mi ha graziato, ed ho potuto esercitarmi al makiwara in giardino.
Devo dire che il makiwara ogni volta mi regala delle belle senzazioni, sei solo tu davanti a questo compagno di paglia, che impertubabile ti scruta, mentre tu ti eserciti con il tuo arco (Yumi) allo stato brado.
Se davanti a lui sei felice di aver conficcato la tua beata freccia, non appena hai di fronte il Mato al Dojo, quasi ti manca la terra sotto i piedi, per un attimosecondo vacilli, ma in fondo cosa è cambiato???
Comunque chiacchiere a zero, mi piace la pratica al makiwara............, ma ho dimenticato di chiedergli se l'hozukè è migliorato!!!
Allego le solite foto casarecce.

sabato 23 ottobre 2010

mercoledì 20 ottobre 2010

La Rocca di Cave.

Chi l'avrebbe detto.
Fin da bambino ammiravo da casa dei miei nonni materni, quella Rocca appollaiata lassù in montagna, che se ne stava ferma e guardiana, padrona di tutto quello che c'era al di sotto.
Rocca di Cave ha anche un bellissimo borgo e la gente è davvero cordiale.
Da tempo, da quando mi è preso il pallino dei Castelli e delle Rocche, volevo visitarla, ma ho potuto solo ammirarla dall'esterno quando capitavano i pic-nic della pasquetta con amici.
Da qualche anno è stata rimaneggiata e resa agibile per le visite turistiche, nonchè adibita ad osservatorio Astronomico ed inoltre all'interno è presente il Civico Museo Geopaleontologico Ardito Desio e Osservatorio astronomico
Piazza della Torre - 00030 Rocca di Cave  Tel. 06-9584098 (ore 9-13)
quando si entra Si ha davvero la sensazione di entrare in un fortilizio medievale, tutto è ben conservato e il mastio ne fà da padrone di casa, poichè è visitabile con annesso in cima l'osservatorio e la goduria dello spettacolo del panorama.
E' un sito davvero interessante e le foto che allego ne descrivono la bellezza.

sabato 16 ottobre 2010

Una goccia cade da una foglia.

Questa mattina dai colori plumbei mi ha regalato una fresca brezza e mi ha incoraggiato a tendere l'arco per esercitarmi al tiro.         L'ombrello se la ridacchiava la in un angolo vicino al makiwara come a dire: "beh visto che sei così temerario con la pioggerellina, vediamo che sai fare", ma ovviamente non l'ho degnato di uno sguardo, nemmeno nel momento di andare a raccogliere le frecce nell'Azuchi (dove sono i bersagli), che non è al coperto.      Che sai fare!!! bella domanda.     Ma forse domande non ce ne sono, si seguono tutti i movimenti di base (hassetsu - che sono otto per la scuola Heki) si respira bene e si regala la freccia all'ignoto Mato con tutto il cuore disponibile.
Niente più.    Questo ho imparato........fino alla nuova freccia.
Yameee!!! una buona pausa e un buon thè fumante hanno fatto riposare per un pò le membra e le mani (fumanti dai tiri effettuati a furia di torcere), ma non la mente e il desiderio di capire lo studio dell'arco.
Una goccia su una foglia di bambù che se ne scende tranquilla fino a lasciare la guida e cadere nel vuoto mi ha fatto riflettere sul momento dello sgancio della freccia (grazie a quel bel boschetto di bambù che abbiamo nel nostro angoletto di pausa).
Nei testi di kyudo, questa visione è presente spesso, e nel testo del Maestro Inagaki - Termini tecnici del Kyudo, viene tradotta come "URORI"  e rappresenta il momento migliore per lo sgancio della freccia.
Bisogna aspettare, aspettare, aspettare....fino a che la goccia lasci la foglia e vada.
Messa in pratica ti lascia un senso di gratitudine verso gli insegnamenti dei maestri dei tempi passati e un inchino alla natura maestra sempre presente davanti ai nostri occhi.
E allora a fine pratica posso dire di aver capito una buona lezione...........ma ancor di più devo cercare nelle cose più semplici la giusta strada nello studio del Kyudo.
Eh no!!! la pancia reclama.....sono le 13,00, qualcuno brontola che ora di portare l'arco a casa, salutare gli amici e praticare l'arte dei piedi sotto al tavolo........si mangia e.....tutto torna come prima.
Che bella mattinata però.

giovedì 14 ottobre 2010

Kakejiku (Kakemono)

Quest'opera d'arte è un capolavoro Giapponese a cui da tempo stò appassionandomi.
Il Kakejiku o anche Kakemono, è un rotolo tradizionale che viene posto su una parete.
Originariamente questo stile di appendere un dipinto sulle pareti, proveniva dalla Cina, e con l'avvento del Buddhismo in Giappone fu importato anche in questa terra nel periodo Heian ( 794 - 1192).
In seguito con lo svilupparsi di un tipo di architettura in Giappone, il Kakejiku venne posto in uno spazio speciale chiamato Tokonoma, uno spazio molto importante per quella cultura, un  angolo  dove l'arte conviveva in armonia con la vita quotidiana (periodo Muromachi - 1334 - 1573).
Due dei più grandi condottieri Giapponesi, Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi (periodo Momoyama - 1573 - 1600), seppero valorizzare quest'opera d'arte e l'area del Tokonoma, sviluppando un'autentica passione legata allo straordinario rito della cerimonia del thè.      Nel film "Morte di un maestro del thè - di Kei Kumai" si può apprezzare totalmente, l'autentica passione per quest'arte e per la cerimonia del thè, ricordando uno dei maestri più celebri, Sen no Rikyu.    Nella cerimonia del thè, l'ospite esprime con tutto se stesso nel kakejiku che appenderà, l'armonia e la bellezza del momento in cui incontrerà i suoi invitati, regalando un'angolo di vita vera a chi lo leggerà con il cuore.
Durante l'epoca Edo (1603 - 1868), dato il periodo pace, l'arte del Kakejiku raccolse molti artisti, che iniziarono addirittura a gareggiare tra di loro, lasciandoci dei pregiati lavori, ma più che altro permisero che quest'arte divenisse popolare tra il pubblico, fino ad arrivare all'epoca Meiji ed ai giorni d'oggi.

Dato che siamo in autunno ed è una stagione ricca di colori, appendo in questo diario uno dei miei kakejiku, offrendo virtualmente una tazza di thè a chi legge.

 

Per correttezza: Foto Tokonoma da:http://www.gallery-sakura.com/search/japanese_paintings/scrolled.html      Testo tradotto e riadattato: http://jyuluck-do.com/AboutKakejiku.html

 


martedì 12 ottobre 2010

Tsunomi no Hataraki "Guardare le Corna"


Mi serve a memoria ricordarmi sempre il lavoro di torsione che viene svolto dalla mano sinistra in quegli istanti in cui la corda lascia la tacca all'interno del guanto (Kake) e la freccia viene sparata via dalla corda.
Un buon tenouchi produce un buon Tsunomi.
Sempre dal mio manuale preferito, (Kyudo la via dell'arco di L.Genzini), mi costruisco mentalmente i passaggi seguendo alla lettera i consigli descritti per i praticanti della scuola Heki Ryu:
1) fare entrare la pelle fra il pollice e indice
2) linea della mano sullo spigolo
3) stringere la mano come per sfilare un bracciale e poi chiudere il Mignolo (****)
4) infilare le dita in modo corretto (se si alza il pollice tutto è inutile)
L'espressione " guardare le corna" ovviamente mi fà pensare al lavoro della Sinistra, ma anche della destra.
La sinistra è il  grilletto e lo sgancio è vincere l'attrito della destra.
Mi fermo quì anche se mi piacerebbe discorrere all'infinito sull'argomento, ma stò iniziando ad imparare il lavoro dello Tsunomi seguendo il messaggio del Maestro Inagaki: Mantenere la torsione durante nobiai sino ad Hanare.      
Vedendo e rivedendo un video del Maestro Inagaki dove dimostra  il lavoro di tenouchi e tsunomi fino ad Hanare, mi sono divertito a buttare giù due schetch moooolttttoooo casarecci in modo da avere davanti sempre la costruzione del "Torcere le Corna".

lunedì 11 ottobre 2010

Piccolo manoscritto nella bisaccia

Interessante questo libricino di Matsuo Basho, è come una nuvola passeggera che se ne và a passeggio durante le stagioni.
La storia di questo grande poeta di Haiku rappresenta la massima espressione della cultura Giapponese, e non solo, poichè molto di quello che ha scritto ti fà sentire improvvisamente un tutt'uno con la natura.
L'intera natura ha un ruolo importante nel palcoscenico del poeta, dove l'acqua, le rocce, i fiori, il sole , le nuvole e le stelle, il mare, il vento gli animali le piante tutto risuona come un 'eco nell'animo di chi legge.

Pellegrino
vorrei fosse il mio nome
alle prime piogge d'autunno
e fra montane camelie
di nuovo dimorare.

sabato 9 ottobre 2010

KIU - HI - FUDEKO.


Nel Kyudo, non esiste solo la pratica e lo studio della Tecnica, ma vi è posto anche per la conoscenza dei materiali che si maneggiano.      Noi ne vediamo e ne usiamo tanti e di veramente straordinari acquistati dal Giappone patria dell'arte del Kyudo,  ma guardandoli ed usandoli ci domandiamo se anche noi potremmo mai creare qualcosa di utile per la pratica?   
Nel buon manuale Tecnico del Maestro L.Genzini sono illustrati i sei punti della conoscenza (Kiu)della scuola Heki - ryu, in cui concordo pienamente sul fatto che sono importanti, e li ripeto a me stesso leggendoli dal testo:
1) KIU - RI           - Teoria del tiro
2) KIU - REI         - Cerimonia del tiro
3) KIU - KU         - Etichetta
4) KIU - HI           - Conoscenza dei tipi di archi, frecce, del materiale in generale.
5) KIU - KO         - Come si costruisce l'attrezzatura.
6) RENSHIN        - Praticare Kokoro, forgiare lo spirito.

Oggi rispettando il canone del KIU - HI ho provato a riprodurre la polvere FUDEKO che per chi non ha idea di che cosa sia è la polvere per la mano che impugna l'arco che utiliziamo per frenare l'umidità del sudore della mano, fatta di cenere di crusca di riso, o di osso di seppia......per l'appunto  è ciò che ho fatto io, non trovando disponibile la crusca di riso.
Ho preso in settimana degli ossi di seppia (Grazie alla Sora Rita per avermeli messi da parte) li ho messi a seccare fuori al sole anche per togliere eventuali odori, dopodichè li ho fatti tostare in un contenitore al fuoco e poi tagliandoli a pezzettini li ho ridotti in polvere setacciandoli.    
Ne è venuta fuori una polvere finissima che ho testato subito al makiwara e...........consentitemelo ha avuto successo.
Allego foto casarecce dell'evento.
Uhm!! se continuo così assomiglio sempre di più a DERSU UZALA...........



martedì 5 ottobre 2010

Lassù dove osano gli Arcieri.


Eccolo quà, quì meraviglia medioevale arroccata tra i monti dell'Abbruzzo, affascinante sito dove meditare sul tutto.       Per un arciere, venire in questi luoghi fà venire i brividi, la voglia di tendere l'arco e scagliare una freccia nel vuoto come a dire "Dio io sono quà, ti dono la mia freccia per indicarti dove mi trovo".
Nel kyudo tradizionale Giapponese esiste una freccia particolare fischiante, chiamata "Hiki me o occhio di rana" - (http://www.youtube.com/watch?v=nik5nrC-aXI&p=62FF3BF67E29C3A5&playnext=1&index=26) composta da una larga punta a forma di flauto che viene utilizzata nelle cerimonie per esorcizzare il male o per augurare pace e prosperità del luogo o di un evento, e avrei desiderato tanto averne una con me, anche se non ne ho vista mai una in vita mia se non sulla rete.
Dunque Rocca Calascio è stupenda, a sole due ore da Roma, e non è difficile arrivarci, non serve nemmeno il navigatore.    La Rocca Sovrasta il Borgo medioevale e la sera al tramonto è uno spettacolo indicibile. Passeggiare nel borgo é tuffarsi davvero nei tempi passati, e le mura portano ancora i segni di quello che fù un sito importante.         La Signora Silvia e Family accolgono i visitatori nel rifugio della Rocca, dove si può mangiare e pernottare..........ne vale la pena.  Le camere sono veramente medioevali, con porticine piccole a cui si accede a dei bei stanzoni, (Normalmente vi vivono gli hobbit), con una sola finestrella e un lettone enormemente alto che ti viene voglia di guardare sotto se tante volte ci fosse nascosto il lupo.   Da ricordarsi, se si intende pernottare, di portarsi una lampadona tascabile, poichè le strade del borgo sono a lumicino e non si vede un tubo, a meno che non si abbia la vista a visore notturno.     Il silenzio la sera è irreale, quasi quasi ti mancano la sirena della polizia, del 118, i clacson, le urla......., ma è proprio questo il momento di spegnere l'interruttore.      La mattina si và alla Rocca non senza la pelle d'oca vista l'altitudine e lo spettacolo che attende i visitatori.      La Rocca, è davvero una Rocca,  Bellissima, non ho parole per esprimere quello che ho visto, se non nelle foto che ho inserito di seguito.    Dimenticavo di rammentare che in questo posto sono state girate delle scene del Film "Lady Hawk"per chi se lo ricorda.      Un posto meraviglioso dove tornerò senzameno..ehm!"!..., pure perchè alla signora Silvia devo riportare un contenitore per i cibi che mi ha generosamente prestato.
In ultimo: in estate portatevi il maglione e l'ombrello, e in inverno lo scafandro  ed armaduk.
Per chi ha piacere di visitare questa Rocca e il rifugio questo è il link:    
http://www.rifugiodellarocca.it/
Foto del set del film Lady Hawk: 
http://www.regione.abruzzo.it/ospiti/covatu/covatu_file/page0016.htm